Venerdì, 11 Marzo 2016 10:57

Il crollo dei prezzi delle materie prime sta mettendo in difficoltà l’industria del riciclo

Dare nuova vita alla plastica o ai rottami di ferro oggi può costare più caro che produrli a base zero.
Un ribasso clamoroso lo hanno subìto i prezzi del minerale di ferro, che condiziona anche il valore dei rottami, mentre le quotazioni dei metalli non ferrosi come rame, alluminio e nickel, si sono ridotte di circa un terzo.


A suonare l’allarme in Italia sono soprattutto le imprese che si occupano di gestire i Raee (rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche) e quelle che rottamano i veicoli fuori uso. Per Grotto, presidente dell’Aira (Associazione industriale riciclatori auto) dalla frantumazione dei veicoli solo pochi mesi fa si ricavavano rottami ferrosi per un valore di 300-320 euro per tonnellata, oggi siamo scesi intorno a 170 euro.
Anche per la plastica mista che valeva sui 110 euro la tonnellata, oggi non viene ritirata nemmeno gratis.
A complicare c’è la Direttiva europea 2000/53 che fino al 2015 fissava l’obiettivo di recuperare l’85% dei materiali di veicoli rottamati. Dal 1° gennaio la percentuale è salita al 95% ma da anni in Italia non si riesce da anni a superare l’83%.
Il mondo del ricupero spera che questi materiali possano beneficiare della classificazione “end of waste”, cioè non essere più catalogati come rifiuti (con gli adempimenti che ne conseguono) bensì come prodotti. L’alleggerimento della burocrazia per le aziende di tutto il mondo che stanno investendo in circular economy darebbe un aiuto all’ambiente.

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